mercoledì 13 aprile 2011

Lettera aperta a Francesco Brollo

Caro Francesco,

ieri ho letto un articolo dal titolo "Un etero a capo dell'Arcigay di Bari: è polemica" (http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/12-aprile-2011/etero-capo-arcigay-barisposato-papa-una-bimba-polemica-190421134622.shtml). La notizia non mi è parsa particolarmente sensazionale e lì per lì ho pensato che parlare di polemiche fosse la solita piccola esagerazione della stampa e che si trattasse solo delle solite meschinità tra associazioni gay rivali, di cui il suolo italiano è fecondo più che di pomodori e olive. Invece ho dovuto presto constatare che anche persone totalmente estranee alla realtà barese sostengono che "un eterosessuale non può rappresentare un gay". A titolo di esempio si può citare questo articolo di un blog (http://perseo.blog.kataweb.it/perseo_blog/2011/04/12/etero-e-gay/)

Oggi arriva pure Grillini (http://www.gaynews.it/view.php?ID=86553), che dichiara "Mi lascia francamente perplesso l'elezione di un eterosessuale a capo del circolo Arcigay di Bari non tanto perché la cosa in se non sia possibile o legittima (anche se è difficile pensare a un Marchionne a capo della Cgil)". Istituisce cioè un parallelismo tra un dirigente d'azienda contro cui deve lottare un sindacato degli operai e un eterosessuale, contro cui, evidentemente, dovrebbero lottare gli omosessuali.

Poi cerca di portare il discorso su basi ideologicamente meno insidiose, affermando: "Lascia perciò perplesso che l'appena eletto dichiari subito che 'Con questa scelta, dunque, sto facendo una violenza su me stesso" anziché affermare magari la propria felicità" cercando forse di far capire che tu, in quanto eterosessuale, stai facendo violenza a te stesso nell'impegnarti per la causa dei diritti degli omosessuali. Tu avevi invece dichiarato: "Sono un regista e sono abituato a stare dietro la telecamera, non davanti. Con questa scelta, dunque, sto facendo una violenza su me stesso." (http://magazine.excite.it/francesco-brollo-presidente-arcigay-bari-un-etero-N71035.html) Grillini non ha nemmeno avuto il pudore di sforzarsi un po’ per nascondere l'intenzione di travisare le tue parole.

Cercando poi ulteriori appigli per criticare la tua elezione, Grillini aggiunge poi "Non ho idea di come questa elezione sia avvenuta e se l'organizzazione nazionale ne fosse al corrente". Essendo presidente onorario di Arcigay è strano che non sappia come si svolgano le elezioni nei suoi circoli. Se pensa che l'organizzazione nazionale non fosse al corrente che si stessero svolgendo elezioni a Bari, mi pare che insulti l'organizzazione. Se pensa che l'organizzazione nazionale avrebbe dovuto dare il proprio nullaosta all'elezione di un candidato democraticamente eletto da un comitato, mi pare ancora che insulti l'organizzazione nel suo statuto, che al suo Art. 4 dichiara: "I Comitati provinciali sono retti da propri statuti ed hanno una propria autonomia amministrativa, patrimoniale, ecc..."
C'è stato anche chi ha parlato di avere udito voci riferite dall'amico dell'amico del cugino che ha giurato sul santino di Padre Pio che quello che aveva sentito dal cognato del vicino era vero vero veramente secondo le quali ci sono state irregolarità nella tua elezione, tu sei raccomandato da non si sa chi, ecc...

Ma anche se riportano questi (invero tenui) "venticelli", tutti i commentatori che ho letto dicono di non conoscerti (così come non ti conosco io). Naturalmente questo è parte del problema: Arcigay pare spesso essere un universo chiuso e asfittico dove i nuovi arrivati, anziché essere ringraziati per il loro contributo, sono guardati con il massimo sospetto, anche perché, come mi hanno ricordato "Arcigay è, da sempre, un ottimo trampolino politico", affermazione che, data la considerazione di cui gode il movimento lgbtq in Italia, è quanto mai ridicola, ma che so essere vera per tanti oscuri personaggini. Se avere una poltrona è il loro obiettivo, mi pare che il bunga bunga ad Arcore sia una strategia di carriera molto più semplice ed efficace.

L'invidia, la cupidigia e il sistema delle calunnie sono brutte cose, ma non è questo che mi tormenta da ieri. Nessuno ti conosce. La "macchina del fango" è stata accesa da un unico dato: sei eterosessuale. Interessante notare come a nessuno sia passato per la testa l'idea che tu potessi essere più competente rispetto agli altri candidati. Pare che per un ruolo politico vada bene chiunque. Io non lo so. Può anche darsi. Io sono un umile musicista e noi siamo abituati a dover dare prova continuamente del nostro talento e del nostro studio. Per questi critici il problema è solo questo: tu non sei gay. Riporto qui un piccolissimo florilegio casuale di commenti da Facebook (ma sono sicuro che in giro su internet si possono trovare decine di post del genere):
"sì, sarò vecchio e vetero, ma io mi sento diverso da un etero"
"ma mi spiegate come fa a sapere un etero di quello che vuole un gay??"
"un po' come eleggere Papa una pastora valdese"
"o come mettere un cattolico integralisti a vicecapo dell'ente nazionale per la ricerca scientifica" (parallelismo con l'infame de Mattei)

Gli eterosessuali sarebbero cioè "il nemico", come un dirigente lo è per un sindacato o il fanatismo religioso per la laicità. Noi omosessuali, ne consegue, possiamo solo chiedere la loro pietà e cercare, quando ci è possibile, di ostacolarli in ogni maniera, come ci aspettiamo che essi siano tenuti a fare con noi. Siamo diversi. Noi non possiamo capire loro ed essi non possono capire noi.

Ma che cosa c'è da capire? Bisogna essere una donna per soffrire della discriminazione sul lavoro? Bisogna essere un immigrato per provare la rabbia di essere trattato come un criminale solo perché straniero? Bisogna forse essere negro per essere umiliato dai settori separati sugli autobus? Bisogna forse essere ebreo per morire in una camera a gas? Non basta usare la ragione? Non basta essere un uomo?

Scrisse Terenzio: "Homo sum, humani nihil a me alienum puto" e cioè: "sono un essere umano. Penso che nulla di ciò che è umano mi sia estraneo". Chi non riconosce l'umanità nel suo prossimo non è un uomo, ma una bestia. Chi non pensa che esistano criteri di razionalità validi per tutti che permettono a chi è diverso di comprendersi è condannato a vivere in un mondo di ingiustizia, in cui vale solo la legge del più forte.

Io non ho paura degli eterosessuali, io ho paura degli stupidi. Quindi, Francesco, a me non importa nulla del tuo orientamento sessuale. Se ti dimostrerai una persona intelligente e virtuosa, io mi sentirò rappresentato da te molto più che da un omosessuale meschino ed incapace di ragionare.

Non è perché sei eterosessuale che non so come tu ti possa sentire nel leggere certi commenti, perché io anche io mi sento così quasi tutti i giorni. Sopportare l'ingratitudine delle persone che stai cercando di aiutare è tra le prove più dure a cui possa essere chiamato un uomo e confesso che ci sono giorni in cui io sento di non potercela più fare. Ma poi distolgo lo sguardo da certe grettezze e meschinità degli esseri umani e mi rivolgo alle stelle dove sta scritto il mio ideale di giustizia ed armonia. E mi pare così bello che per cercare di raggiungerlo posso ben sopportare il disprezzo di certi intelletti ridotti. Non è per essere applaudito che lavoro, ma per quelle stelle. E poi, per quanto rumore possano fare certi pigmei, non devo dimenticarmi che non sono solo nel mio viaggio, ma, anzi, ho tantissimi amici al mio fianco.

E neanche tu sei solo. Ne è una prova la tua elezione, che, anche se non parrebbe, è stata accolta anche da molte voci di plauso. Naturalmente le voci della stupidità fanno più rumore. Ma fidati di un insegnante di canto: le voci che arrivano al fondo della sala e che durano nel tempo sono quelle guidate dall'intelligenza, non quelle che strillano.

In bocca al lupo,

Paolo V. Montanari

11 commenti:

Unknown ha detto...

concordo parola per parola e virgola per virgola... in effetti, io giovane omosessuale ventenne dichiarato e impegnato in politica sul fronte dei diritti, mi sento più rappresentato da una eterosessuale come la D'Amico che non da un omosessuale come Grillini... absit injuria verbis...

Gioti ha detto...

Chi ha Grilli per la testa non può funzionare ... e lo abbiamo visto.
:D
Ben venga Brollo!!
Perché mai non sarebbe legittimato ad essere Presidente?
Anzi. La sua carica ha un potenziale sismico a livello sociale (sarà molto sgradita a certa politica e chiesa) perché intacca la solita noiosa ghettizzazione di luoghi e ruoli e sottolinea l'uguaglianza, rectius "legalizza" la "convivenza". Rende evidente quell'ovvio che oggi spaventa troppi.
Le tue parole, Paolo, come al solito, sono sempre efficaci.
Ti ho riletto con grande piacere.
Gioti.

marcovolante ha detto...

Non si discute certo se Francesco sia un buon militante o meno, ne' tantomeno se sia degno di stima per il lavoro che fa per tutti noi, però è innegabile che le sue dichiarazioni alla stampa spiegano chiaramente che la sua visione "nuova" del movimento per i diritti civili lgbt è la vecchissima teoria per cui lo "specifico" lgbt, così come la cultura lgbt, nulla debbano contare nella lotta per i nostri diritti.
Libero, da eterosessuale, di pensarla così, ma io penso che chi riduce le battaglie per la dignità delle persone lgbt a una questione formale non abbia titolo a rappresentare una comunità che invece sa bene, e vive ogni giorno sulla propria pelle, che la questione formale è solo la punta dell'iceberg e che la vera questione è la voglia di omologazione e la negazione della dignità dei differenti stili di vita parte della società. Il garbato discorso di Francesco è una forte presa di posizione nell'aspro dibattito interno al movimento che spesso si declina con l'annosa discussione se sia opportuno "permettere" che al Pride ognuno si esprima coi colori che preferisce e chi pone la questione vorrebbe il famigerato "Pride in giacca e cravatta", ipotesi sostenuta dalla Mattachine Society (lo dico per chi non ama la cultura gay) alla preistoria del movimento gay, ben prima della rivolta di Stonewall. Se volete tornare agli anni '50, accomodatevi, io preferisco guardare avanti.

Paolo V. Montanari ha detto...

Marcovolante, semplicemente la tua idea di "comunità gay" esclude gli eterosessuali. La mia no.
Lo "specifico lgbtq" semplicemente non esiste. A prescindere dal fatto che il film fosse soporifero, Heath Ledger e Jake Gyllenhaal hanno fornito un'interpretazione meno convincente dei due bovari gay per il fatto di essere eterosessuali? Io direi di no. E recitare un film è una faccenda molto molto più delicata che non dirigere u circolo Arcigay.
La ragione è universale. La sua sostanza è la sua forma e viceversa. Questa è la base filosofica di ogni battaglia per i diritti umani.

marcovolante ha detto...

Lo specifico gay esiste eccome, così come lo specifico lesbico. Poi ognuno di noi ha la sua, di identità, ma essere gay o lesbica è inscindibile da ciò che siamo e sebbene ciò comporti per ognuno di noi un percorso personale assolutamente unico, lo specifico gay-lesbico ci accomuna. Negarlo è una precisa scelta politica, quella di chi ha paura del conflitto culturale e tenta di ricondurre tutti a un'omologazione inesistente, fosse anche quella della non identità. I conflitti non si possono nascondere con dei sotterfugi, più li eviti e più crescono, invece vanno affrontati con intelligenza e risolti, oppure prima o poi esplodono. Questa ovviamente è una critica di metodo, io credo davvero che tu, come Brollo, abbiate ottime intenzioni, ma se i negri americani l'avessero pensata come voi, se Martin L. King fosse stato un bianco, se il posto a Rosa Parks l'avesse ceduto a lei una donna bianca, ci sarebbe ancora l'apartheid.
Le lotte di minoranza non possono che essere pregne dell'identità di chi lotta e chi le assume non facendo parte della minoranza dovrebbe provare a sentirsi come chi lotta e non provare a ricondurre chi lotta alla "normalità".
Marco Volante

Paolo V. Montanari ha detto...

Marcovolante, io sono gay e IO lavoro ogni giorno, tutto il giorno per la causa dei diritti della comunità lgbtq, mettendo al suo servizio i miei studi, il mio talento, la mia passione e la mia tenuta psicologica. E io dico che mi sento molto più vicino e sono molto più disposto a dare la mia fiducia ad un eterosessuale intelligente che ad un omosessuale cretino. Il conflitto non è tra gay ed eterosessuali, ma tra intelligenti e stupidi, tra persone che hanno voglia di lavorare ed hanno le competenze per farlo e persone incompetenti che sanno solo criticare. Molto (molto) spesso i nemici più accaniti della battaglia per i diritti gay sono gay e qualche volta (speriamo sempre più spesso) gli amici sono eterosessuali. L'obiettivo del nostro movimento (o almeno del mio movimento) è proprio questo: far capire che la battaglia per i diritti è la battaglia di tutti, non solo della minoranza di turno. Perché siamo tutti esseri umani e tutti uguali davanti alla legge. Se solo noi possiamo capirci, perché mai la società dovrebbe concederci dei diritti? La comunità gay italiana è ancora chiusa e trincerata nelle sue catacombe e questa storia ne è un tristissimo esempio. Viva Francesco Brollo, che, in ogni caso - e questo dovrebbe chiudere la discussione tra persone che non siano barbari - sembra essere proprio un bell'uomo.

marcovolante ha detto...

Mi sa che non vuoi capire.
Quando ci fu lo sciagurato referendum contro l'art.18 dello Statuto dei Lavoratori il sottoscritto (liberale) teneva dei workshop alla CGIL per spiegare perché quell'articolo era fondamentale per la tenuta dell'intero sistema delle relazioni industriali. Io sono simpatetico con le lotte degli operai, dei precari, degli sfruttati di ogni genere, ma non ho mai fatto l'operaio in vita mia e questo mi impedisce di essere credibile come segretario della FIOM. Era questo che voleva dire Grillini e non ci sono dubbi che un eterosessuale, per quanto sia simpatetico con i miei diritti, che sono evidentemente anche i suoi, non può rappresentarmi perché il suo vissuto non c'entra col mio. Può e deve sentire il dovere di combattere con me, come io sento il dovere di combattere con le femministe, con gli operai, con chi vuole venire a vivere nel mio Paese e con chiunque reclami diritti che gli sono negati, ma la rappresentanza è una cosa molto diversa, molto più intima e legata al personale, implica una comunione di vita con chi rappresenti e negarlo significa svuotare di significato la rappresentanza e mancare di rispetto a un'identità spesso costruita con fatica.
Mi spiace non riuscire a spiegarmi meglio ma già credevo fosse chiaro.

Paolo V. Montanari ha detto...

Se si tratta di fare un discorso logico, ho già spiegato quanto sia illogico, stupido e suicida negare ad un eterosessuale la possibilità di lottare per i diritti omosessuali. Se si tratta di fare discorsi "intimi e legati al personale", io sono gay, io sono un attivista gay e dico che non sento alcuna distanza col vissuto del signor Brollo e che la sua presidenza del circolo Arcigay di Bari non è vuota di significato e non manca di rispetto alla mia identità.

marcovolante ha detto...

Ancora non mi vuoi ascoltare. La questione non è quanto sia utile un eterosessuale al nostro fianco, ma sta nel suo vissuto diverso sia dal mio che dal tuo. Mi spiace ma questo tuo negarlo è totalmente ingiustificato. Vorrei sapere quando Brollo ha scoperto di essere omosessuale, e che percorso abbia fatto poi per affermare la propria identità quando tutti vicino a lui vivevano una vita da eterosessuali.
Mi spiace ma questo discorso è a senso unico e semplicemente non può comporsi.
Essere gay ed essere eterosessuali non sarà mai uguale, anche quando saremo tutelati come tutti. Far di tutto per omologarci, oltretutto, allontana drammaticamente il momento in cui saremo pronti per pretendere rispetto per ciò che siamo.

Paolo V. Montanari ha detto...

Francamente, nell'ultimo periodo sento una maggiore distanza di "vissuto" con omosessuali italiani di generazioni precedenti alla mia, non solo velate o mezzo-velate ma anche noti attivisti gay, ad esempio Dall'Orto. Lo so che parlare di età mi rende ancora più impopolare del solito, ma lo dico senza volere offendere nessuno. A parte i vari non sequitur logici, certi commenti a questa storia (ma anche ad esempio alla partecipazione del Komos ad una messa cattolica, di cui si legge nel post più recente) mostrano un risentimento, una chiusura ed una diffidenza verso il mondo (eterosessuali e cattolici, in questo caso) che non riesco pienamente a comprendere. Devo credere che forse sono cresciuti in un clima molto diverso da quello in cui sono cresciuto io, che li ha segnati e impedisce loro di ragionare serenamente.

marcovolante ha detto...

Sarà che chi è negli "anta" (per esempio Dall'Orto, Grillini e il sottoscritto) ha dovuto lavorare sodo mettendoci la faccia quando era un po' più complicato di oggi, e ha usato il proprio talento per la crescita della comunità, cosa che riteneva prioritaria rispetto a qualunque altra scelta professionale o politica, e quindi oggi si sente di dire che le piccole grandi acquisizioni di tanti anni di lotta non possono essere messe in discussione dal pensiero debole, legittimo e addirittura ottimo in tante applicazioni politiche, ma non certo nelle politiche antidiscriminatorie (art.3 Cost.), che non sono oggetto di trattativa e che non possono essere messi sulla bilancia insieme all'altrettanto indisponibile diritto alla personalità (art.2 Cost.). Tutto questo non va confuso con altre questioni, più politiche, come l'anticlericalismo, che non è certo una caratteristica del movimento gay (purtroppo!) ma solo di alcuni individui, che peraltro hanno tutto il diritto di esprimerla. Per quanto mi riguarda (io sono agnostico e duramente anticlericale) un gruppo come il vostro deve avere il diritto di esprimersi come e dove crede e non sono d'accordo con chi vorrebbe che non fosse così, a meno che non ci siano altri fattori in gioco. Non sarei d'accordo a che un coro gay canti in una chiesa il cui parroco fa omelie omofobiche, per esempio.