Caro Aurelio Mancuso,
come pochi sapranno, venerdì 26 giugno alle ore 21, il coro maschile gay KOMOS, da me fondato e diretto, avrebbe dovuto esibirsi al Pride Village di Genova. Ora le spiegherò nel dettaglio gli incredibili motivi per cui questo concerto, frutto di mesi di lavoro volontario mio e dei coristi, non ha avuto luogo.
Nonostante il concerto dovesse svolgersi in un luogo aperto dall’acustica non consona ad un’esecuzione corale, avevo accettato la richiesta del comitato del Pride, pensando in questo modo di essere utile al “movimento”, a patto che vi fosse un’amplificazione adatta. Ho specificato più volte le nostre richieste (vale a dire quattro microfoni PANORAMICI, un microfono per il violinista e il soprano, un microfono per il violoncellista, un attacco per la tastiera elettronica, quattro spie e un tecnico del suono a nostra disposizione dalle ore 18). Benché mi fosse stato assicurato che le richieste erano state accolte, ho comunque continuato a ricordarle al comitato in molte delle mie frequenti e-mail (ben poche delle quali hanno avuto una risposta).
Venerdì siamo arrivati al luogo del concerto con tre quarti d’ora di ritardo, a causa dal pullman, che, per motivi che a me e ai miei coristi non sono noti, è partito con mezz’ora di ritardo e si è fermato mezz’ora in una stazione di servizio. Mi sono subito informato sull’impianto audio e mi sono reso conto che il comitato genovese, benché ammettesse di aver ricevuto le mie direttive in materia, non aveva ritenuto opportuno comunicarle al service. Valerio Barbini, membro del comitato che avrebbe dovuto occuparsi di tutto ciò, ha saputo solo rispondere che lui di queste cose non capisce nulla. L’addetto del service ha affermato che non avrebbe avuto alcuna difficoltà a portare quattro microfoni panoramici, se qualcuno glielo avesse chiesto. D’altronde non era molto stupito: ha detto che per ognuno degli eventi della manifestazione vi erano stati problemi simili. Non era neanche al corrente che si dovesse esibire un coro. Mi ha chiesto: “Quanti siete? Quattro? Cinque?”. Siamo un coro di circa 25 elementi. E ovviamente nulla sapeva poi della presenza di un soprano, di un violoncellista, di un violinista e di una tastiera elettronica. Da me sollecitato, ha provato a contattare i suoi colleghi per cercare di recuperare questi microfoni panoramici, ma non è stato possibile. Ho dunque dato disposizioni a Valerio Barbini di telefonare ad altri service della città e di cercare di recuperare quest’attrezzatura.
I coristi, i cantanti professionisti aggiunti, il violinista, il violoncellista, il tastierista, il soprano ed io abbiamo atteso per circa tre ore dietro al palco. Non si è potuto nemmeno provare se fosse possibile fare qualcosa con la strumentazione disponibile dal momento che, in tutto quel tempo il palco è stato occupato da alcuni coraggiosi signori che, nonostante le risorse vocali invero limitate, cercavano di riprodurre le canzoni dei Queen. Avrebbero dovuto esibirsi dopo di noi, come evento clou della serata, e stavano incontrando anch’essi enormi difficoltà con il tecnico del suono, tanto da dovervi supplire aggiungendo un mixer di loro proprietà.
In questo tempo, mentre rincorrevo il signor Barbini, assai indaffarato nell’evitarmi, si è presentato il presidente del Cassero, Emiliano Zaino. Non si è mostrato per nulla sorpreso né indignato della situazione, né ha mosso un dito per cercare di risolverla. Era piuttosto evidente che né al comitato genovese, né al Cassero importava granché se il nostro concerto avesse o meno luogo.
Alle 21.15 circa, quando la nostra esibizione sarebbe dovuta cominciare da 20 minuti, sono saltati fuori alcuni microfoni ambientali (e non già panoramici, dunque comunque inadatti), senza che il signor Barbini mi informasse del loro arrivo, peraltro. Ho recuperato il tecnico del suono, nel frattempo sgattaiolato a mangiare, il quale mi ha detto dopo pochi minuti che nulla si poteva fare perché, in ogni caso, il mixer a sua disposizione era troppo piccolo.
Alle 21.30 circa ho dunque comunicato all’esiguo pubblico presente (il comitato infatti non aveva fatto nessuna pubblicità all’evento) che il concerto del coro KOMOS non avrebbe avuto luogo, a causa dell’incompetenza del comitato del Genova Pride, che non era stato in grado di fornire l’apparecchiatura fonica sulla quale ci eravamo accordati da tempo. Ho anche aggiunto che, se in Italia i gay non hanno diritti, è anche perché chi vorrebbe rappresentarli dimostra costantemente la propria incapacità e superficialità, oltre che, in questo caso, una maleducazione inaudita verso chi mette a disposizione dell’associazione il proprio lavoro volontario.
Infatti, sto ancora attendendo che qualcuno mi chieda scusa per quanto è accaduto (o meglio, non è accaduto). E penso che attenderò invano, dato che nessuno all’interno di Arcigay trova che ci sia nulla di grave nell’umiliare in questo modo un gruppo di musicisti volontari, tra i quali anche diversi professionisti.
D’altronde in quello stesso giorno ho dovuto litigare con Emiliano Zaino per ricordargli che ci eravamo accordati sui rimborsi spese previsti per alcuni musicisti professionisti: il basso Leonardo Ghizzoni, il violoncellista Leonardo Sesenna. Il tenore veronese Enrico Benati si accontenta del rimborso dei biglietti del treno. Gli altri professionisti, il soprano Anna Rita Pili, il tenore Vittorio Dante Ceragioli, il violinista Nicolò Mazzali e il tastierista Alessandro Di Giusto, invece, in virtù dei rapporti di amicizia che ci legano, non hanno nemmeno chiesto un rimborso. Pare che il signor Zaino sia riuscito a sovvenirsi del rimborso spese per i primi due, ma che il Cassero non abbia intenzione di rimborsare il viaggio di Enrico Benati. In questo caso, dato che sono schiavo di sciocchi vincoli morali che mi obbligano a mantenere la parola data (una caratteristica che parrà ridicola all’associazione che presiede, immagino) lo farò io personalmente.
Dopo esserci allontanati dal porto, avendo trasportato la tastiera elettronica prestataci dal Coro “Gazzotti” di Modena grazie all’aiuto di alcuni amici autoctoni (non certo di un mezzo del comitato di Genova o del Cassero), abbiamo deciso di tenere comunque il nostro concerto, limitandoci ai pezzi eseguibili anche a cappella (vale a dire senza strumenti), sul sagrato di San Lorenzo, guadagnandoci peraltro un pubblico molto più numeroso delle dieci persone presenti al porto alle 21, fino a che la polizia non è intervenuta a seguito di una segnalazione di qualche abitante della piazza. Va detto che i poliziotti sono stati gentilissimi e ci hanno dimostrato molta solidarietà.
Il mancato concerto di Genova è solo il fatto più eclatante di una serie di ostacoli derivanti da un misto di incompetenza e ostilità che io, i coristi e i collaboratori esterni del KOMOS abbiamo dovuto subire da Arcigay in questi mesi, che elencherò altrove se sarà ritenuto opportuno.
Vorrei dunque chiedere ad Arcigay se è interessata a sostenere questo progetto di un coro gay. Pensavo che fosse un’importante rappresentanza, un elemento in più che permettesse al Cassero di non poter essere accusato di essere solo una discoteca nascosta sotto la copertura di una “associazione culturale”. Emiliano Zaino mi ha spiegato che non è così, con le parole “se avete voglia di cantare, cantate, se non avete voglia di cantare, non cantate”. In sostanza, il Cassero ci sta facendo un favore.
Noi non vogliamo essere di peso a nessuno e di sicuro non vogliamo dei pesi inutili su un progetto artistico che sarebbe già difficile senza avere la zavorra di un’organizzazione incapace e capricciosa. Molti altri volontari di Arcigay denunciano il medesimo trattamento. All’interno del Cassero, ad esempio, è parimenti incredibile la scarsa considerazione in cui viene tenuto il Progetto Scuola, che poi però, pubblicamente, viene esibito con falso orgoglio, come scuse per le altre accuse di cui sopra. Noi siamo pronti ad operare sotto il nome di Arcigay, ma ci deve essere possibile svolgere la nostra attività artistica. Se ciò ci viene reso difficile, quando non - come a Genova - impossibile, siamo pronti a cercarci un’altra sistemazione. Quel minimo di fatica in più nel recuperare il sostegno economico necessario al progetto (d’altronde molto esiguo) sarebbe di gran lunga ripagato dal risparmio del tempo e delle energie che ora dobbiamo sprecare in assurde e ridicole guerre contro l’organizzazione che dovrebbe aiutarci.
Sempre attendendo le scuse che sono dovute a me ed ai coristi del KOMOS, le porgo i miei cordiali saluti,
Paolo V. Montanari
7 commenti:
Paolo, hai ragione da vendere! Il contesto è stato molto assurdo. Ci siamo sentiti, paradossalmente, ospiti sgraditi a Genova. E dire che sono stati loro ad invitarci!
Paolo, hai ragione da vendere! Il contesto è stato molto assurdo. Ci siamo sentiti, paradossalmente, ospiti sgraditi a Genova. E dire che sono stati loro ad invitarci!
Sono un socio arcigay e per quello che vale, mi spiace molto del trattamento riservatovi.
sono certo che gestire un pride possa prevedere qualche problematica a volte irrisolvibile, penso allo stesso tempo che le scuse siano un fatto dovuto ed il minimo.
In effetti la componente culturale è poco valorizzata.
speriamo le cose cambino
e venga data una valenza sempre più forte alla cultura..
che solo tramite questa si possono smuovere le montagne omofobe alle quali lavoriamo..
si spera,inoltre, sempre nelle nuove generazioni..
contemporaneamente ci tengo a sottolineare che il corteo del pride mi è piaciuto molto..
cari amici, non sono gay ma ho degli amici gay. secondo me sbagliate a continuare a creare cose gay; per me dovreste semplicemente integrarvi con noi. un cantante gay canta con la bocca come lo faccio io. anche tutto il discorso dei locali specializzati secondo me è sbagliato. io lavoro in un centro commerciale e sicuramente ci sono dei commessi che saranno gay ma la cosa non è importante; quello CHE conra è che lavorino bene tutto qui. anche la mia ragazza la pensa come me e comunque ha amiche lesbiche che sono normalissime. per cui vi dico questo
EVITATe di continuare a creare cose separate perchè siete ragazzi come noi tali e quali.
CIAO
Gordon Lodi
Tutta la solidarietà al coro che, tra l'altro, io volevo vedere. Credo di essere forse la sola persona quella sera, tra le dieci :) presenti, che fosse lì per voi dato che l'ho saputo per caso su facebook e non ho visto nessun altro tipo di pubblicità a Genova o in altro luogo.
Il vostro non è l'unico evento saltato nell'indifferenza totale del comitato. La mia impressione è che non fregasse assolutamente niente degli eventi (tranne quei pochi con i ministri o quelli direttamente organizzati col marchio arcigay e personaggi famosi) e che il tutto sia stato fatto solo per farsi vedere sui giornali e sui media. Gli eventi erano in calendario, poi frega a qualcuno se ci sono stati davvero o no? Grande Genova Pride. Nazionale? Basta vedere quella ciofeca di sito per rendersi conto di come ha fatto le cose... Si sono occupati solo della fuffa mediatica. Sostenza zero.
L'unica cosa riuscita bene è stato il corteo. Per merito della gente che è venuta e anche di quella che è venuta turandosi il naso per come è nato questo pride. Per questo volta è passata, ma se non cambiano le cose saremo in tanti a non turarcelo più, il naso.
J.
http://bologna.repubblica.it/dettaglio/i-coristi-gay-trovano-posto-in-parrocchia/1684250
Caro Gordon,
non so bene perché ho ricevuto solo ora il tuo commento, apparentemente scritto più di un mese fa. In ogni caso, il coro Komos non è "una cosa separata". Gli eterosessuali sono assolutamente i benvenuti in questo coro. Tanti dei nostri collaboratori sono eterosessuali. Musicisti professionisti che lavorano gratis con noi per amore di questo progetto, come il geniale pianista Mario Sollazzo o i soprani Tiziana Tramonti ed Anna Rita Pili. Qualche giorno fa ho incontrato il mio amico Leonardo, un eccellente cantante di Piacenza (pianista, direttore di coro e storico, eterosessuale e possessore di due affascinanti occhi verdi) che avevo chiamato a rinforzare questa sezione per il concerto del Pride. Gli ho dato i 200 euro del suo rimborso (che alla fine il Cassero ha accordato, al pari degli altri). E lui me ne ha restituiti 100 dicendo che a lui bastava essere rimborsato delle spese di viaggio per venire alle prove a Bologna e a Genova e che voleva donare questi 100 euro al Komos, perché è entusiasta di questo progetto. Sono momenti che ti ripagano di tutte le cattiverie che hai subito nella tua vita. E presto immagino che anche ragazzi eterosessuali si uniranno al coro. Per esempio tu, Gordon, dato che dici che canti!
Perché unirsi al Komos o sostenerlo? In primo luogo è un eccellente coro maschile amatoriale. E purtroppo di cori maschili, una formazione strepitosa da un punto di vista fonico, non ce ne sono tanti in Italia, salvo quelli di alpini e di canto gregoriano. Noi invece ci dedichiamo ad un repertorio colto, dal Medioevo al Rinascimento, Barocco, Classicismo, Romanticismo, Novecento, ecc... Senza dimenticare gli arrangiamenti di brani pop.
In secondo luogo perché siamo delle persone molto divertenti con cui è divertente stare in compagnia.
In terzo luogo, per dare alla comunità gay uno strumento di rappresentanza che non trasmetta la solita immagine deformata di persone che o si lamentano del mondo o sono in preda una ingiustificata euforia che li porta a mettersi parrucche da Raffaella Carrà o simili. E' una cosa molto importante per una comunità (specialmente se si trova in difficoltà) essere rappresentata artisticamente. Pensiamo all'importanza nella storia dei cori o delle bande di lavoratori, magari in periodi in cui queste categorie erano attaccate e avevano bisogno sia di riunirsi intorno ad un ideale comune sia di avere una forma di autorappresentazione positiva per sensibilizzare l'opinione pubblica ai loro problemi (sull'argomento c'è un bellissimo film su una banda di minatori al tempo della Thatcher intitolato Brassed Off (in italiano, Grazie, signora Thatcher) di Mark Herman, con Ewan McGregor. Lo consiglio a tutti. Penso che sia stato uno dei due o tre film che mi hanno fatto piangere nella mia vita).
Essere orgogliosi di essere gay non significa volersi separare dalla popolazione eterosessuale. Anzi! Significa aprirsi e voler raccontare la propria cultura e la propria sensibilità a chi magari non la conosce o la conosce attraverso degli esempi macchiettistici o poco rappresentativi. Se all'estero ti dicono che, dato che sei un italiano, sei un mafioso o un pizzaiolo, Gordon, magari ti girano un po' i coglioni e cerchi di far capire che in Italia c'è molto di più. Idem per me.
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