domenica 17 maggio 2009

Discorso per il 17 maggio - Giornata Internazionale Contro l'Omofobia

Ho scritto il discorso introduttivo al concerto di domani. L'ho già ampiamente sfrondato ma temo che sia ancora troppo lungo. Domani mi occuperò di ridurlo ulteriormente. Ma, ad uso dei miei fan e degli amanti delle belle lettere lo pubblico "integrale" qui:

Buonasera e benvenuti al secondo concerto di KOMOS – Coro Omofonico Bolognese, in occasione della V Giornata Internazionale Contro l’Omofobia, un concerto opportunamente intitolato “Più omofonia, meno omofobia!”, di cui ora vi illustrerò brevemente il concetto. Dato che molti si sono lamentati della mia logorrea, nel precedente concerto, mi sono scritto tutto quanto.

Che cos’è l’omofonia? Mi venga in soccorso il Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli: “(mus.) Tecnica di comporre a più voci facendo coincidere in senso verticale le sillabe del canto”. Varrebbe a dire che, in un pezzo di musica vocale, si parla di “omofonia” quando tutti cantano le medesime sillabe nel medesimo momento.
Si parla di polifonia, invece, quando le diverse voci hanno una loro riconoscibile indipendenza, e, nel caso vocale, dicono il testo in momenti differenti (o talvolta dicono anche dei testi diversi).
Possiamo illustrare questi due concetti, polifonia e omofonia, con il brano che abbiamo appena eseguito, che era il “Prologo recitato dall’Humor Cromatico” che apre la commedia armonica Il metamorfosi musicale del compositore bolognese del primo Seicento Adriano Banchieri.
Il pezzo si apre con una texture polifonica: i tenori I partono con la frase “Su, rallegrate i cuori” e i tenori II ripetono la stessa frase, sfasati, in canone. Ascoltate.
ESEMPIO
Questa è contrappunto imitativo (le voci si imitano a vicenda), che è la più tipica forma di polifonia, su cui si basano le più raffinate creazioni della musica occidentale.
Poi le tre voci passano ad una texture omofonica. Tutti cantano compatti lo stesso ritmo e le stesse parole, per dire “Qui son venuto a voi”…
ESEMPIO

Ora sapete che cosa è l’omofonia. E l’omofobia? Nella riga sopra, lo Zingarelli la definisce “Avversione per l’omosessualità e gli omosessuali”. Secondo la Risoluzione del Parlamento europeo sull'omofobia in Europa del 2006 “L'omofobia può essere definita come una paura e un'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio e analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo”.
Tutti conoscete l’esperimento di Milgram del 1961: ai partecipanti all’esperimento veniva chiesto di porre delle domande a un soggetto posto dietro un muro. Nel caso di risposte scorrette, avrebbero dovuto infliggergli tramite un generatore una scossa elettrica di voltaggio sempre crescente. I partecipanti all’esperimento sentivano i lamenti e poi le urla della vittima, ma dal momento che una figura autorevole assicurava loro che non sarebbero stati ritenuti responsabili e chiedeva loro di continuare a svolgere il proprio dovere (far continuare l’esperimento), il 65% di loro procedette fino a somministrare la scossa massima. E’ da notare come questa percentuale scende se la cavia può vedere e toccare la propria vittima.
Come in queste altre forme di discriminazione, l’omofobia è quel muro di paura e ignoranza che, nascondendo l’umanità dell’oggetto d’odio, in questo caso omosessuali e trans, permette all’odiatore di comportarsi in maniera disumana. In sostanza è un filtro culturale con il quale si cessa di riconoscere il prossimo come proprio simile, per vederne soltanto “l’alterità”. A quel punto, basta solo un piccolo incoraggiamento da parte di un’autorità e puoi commettere le peggiori nefandezze con la coscienza a posto.
Se sei a casa tua e spari al tuo vicino, ti mettono in galera. Se sei in guerra e spari al nemico, ti danno una medaglia.
A nessuno verrebbe in mente di lasciare un uomo crepare per strada. Però… E se invece che considerarlo un uomo lo considerassimo un immigrato?
Il punto è che la gente ha bisogno di odiare qualcuno, qualcosa. Non avendo un’educazione, non avendo valori morali autonomi, la gente ha bisogno di costruire la propria identità in opposizione a qualche nemico. E’ così che si governa: voi dovete affidarvi a me (Chiesa, Stato) perché vi posso proteggere da queste minacce. Quindi io, potere, devo anche creare degli “altri” da odiare. Fortunatamente posso attingere a un vasto campionario tradizionale di capri espiatori.
Il caso di omosessuali e transessuali è particolarmente rivelatore, nella sua assurdità, perché se, ad esempio, ci può anche essere un qualche legame tra immigrazione e criminalità, non si capisce che danno possano arrecare omosessuali e transessuali alla società. I gay mettono in crisi il modello tradizionale di famiglia. Lo dicono tutti: il papa, Buttiglione… Ma si dimenticano di spiegare il perché. D’altronde nessun giornalista glielo chiede. A forza di ripeterlo è diventato una cosa risaputa e accettata da tutti pacificamente, come “rosso di sera bel tempo si spera”. A me risulta che siano gli eterosessuali a divorziare. Per esempio, tutti i leader dei principali partiti del “centrodestra” italiano. A me piacerebbe tanto divorziare, ma non mi posso neanche sposare! Di solito l’ordine è questo: prima ci si sposa, poi si divorzia…

A volte l’omofobia è violenza pura e semplice. Il Report dei principali episodi di violenza omofoba e transofoba accaduti in Italia nel 2008 e 2009 che Arcigay ha consegnato mercoledì al Presidente della Camera Gianfranco Fini è particolarmente impressionante. Dall’inizio del 2008, la stampa italiana ha riportato i seguenti casi riconducibili ad una matrice omofobica: Omicidi: 15, Violenze ed aggressioni: 71, Estorsioni: 12, Atti di bullismo: 7, Atti vandalici: 9 Questo in un anno e 4 mesi e mezzo.
Ma questi sono solo i sintomi estremi di un male che è diffusissimo. La maggior parte di noi omosessuali non viene picchiata da nessuno, ma viene discriminata quotidianamente sul luogo di lavoro, a scuola, soprattutto in famiglia. I fautori di quest’odio sono personaggi come il papa, che ritiene che se l’ONU dicesse che non è tanto carino impiccare gli omosessuali questo sarebbe discriminatorio verso chi vuole discriminare gli omosessuali… o come il suddetto Gianfranco Fini, che nel 1998 disse che dovrebbe essere proibito agli omosessuali dichiarati di fare il maestro elementare e aggiunse (cito)
“Con franchezza: io non farò nulla perché siate discriminati ma non chiedetemi di fare qualche cosa perché siate considerati sullo stesso identico piano legislativo della famiglia naturale. Non è moralmente opportuno che chi è omosessuale dichiarato o chi arriva a considerare la pedofilia, tutto sommato, una forma d'amore, possa fare l'insegnante” E poi ha fatto sapere: “Con me è il 95 per cento degli italiani.”
Ricordo queste parole perché Arcigay ha fatto sapere che ha apprezzato “la volontà di confronto della terza carica dello stato”, cioè Fini, e che ora “attende finalmente un risultato concreto” riguardo ad una legge che punisca i reati di odio omofobico. Ci pensa Fini! Stiamo in una botte di ferro. Si darà le multe da solo? Vabbé, mai dire mai. D’altronde che altro si può fare. Per citare Bob Dylan: quando non hai niente, non hai niente da perdere.

Dopo tutti questi orrori, bullismo, omicidi, Gianfranco Fini, vorrei invece dedicare questo concerto ad una donna che non era omofoba: mia nonna, Lara Galvani, bolognese doc, che è morta la settimana scorsa.
Quando, all’età di 18 o 19 anni, ho detto ai miei genitori che sono omosessuale, tra le varie irrazionalità partorite dal cervello di mia madre c’era anche: “però non dirlo alla nonna, lei è vecchia e le daresti solo un dispiacere.”
Naturalmente non ho neanche preso in considerazione una tal fesseria. La nonna aveva fatto qualche dichiarazione di “ordinaria” omofobia. Ricordo che una volta, da me interrogata, aveva dichiarato che gli omosessuali le parevano gente sporca. Con mio fratello è anche entrata nel lessico famigliare la frase “quando uno è anormale, non è normale”. Avevo sofferto per simili affermazioni, ma mai mi è venuto in mente che avrebbe anteposto un ridicolo pregiudizio privo di fondamento all’amore per me. L’omosessualità era semplicemente un’altra cosa che non conosceva, come il perché alle persone che vivono agli antipodi non vada il sangue alla testa. C’è da dire che ho avuto molto più fortuna con l’omosessualità. Invitava il mio fidanzato a pranzo e abbiamo sempre parlato apertamente di tutto. Negli ultimi mesi naturalmente le parlavo sempre del coro e lei voleva sapere chi erano i coristi, se erano diligenti, (be’, uno, l’ha anche conosciuto) guardava i nostri video su YouTube. Avrei dovuto rinunciare a tutto questo per paura di sconvolgere la sua visione del mondo, per paura di non essere accettato?
Mi viene da piangere quando penso che ci sono tantissimi omosessuali che invece avrebbero seguito il “consiglio” di mia madre. La maggioranza degli omosessuali italiani non è dichiarata. Rispettano il diritto dei propri genitori, parenti, amici, colleghi di lavoro, di discriminarli. E questo, secondo me, è profondamente sbagliato. Innanzitutto essere stupidi non è un diritto. In secondo luogo presumere che gli altri siano stupidi al punto da essere omofobi è una spocchia insopportabile, che poi in realtà, come tutti i complessi di persecuzione, è solo paura di non essere adeguato alle aspettative della società. Quel muro di silenzio dietro il quale gli omosessuali non dichiarati si nascondono è quello stesso muro alienante che permette agli omofobi di odiare gli omosessuali, che in questo modo non sono una realtà presente come gli amici, i colleghi, i parenti, ma un’entità astratta come i cinesi, gli immigrati, ecc… che magari incontriamo tutti i giorni in autobus ma che ci sembrano distanti anni luce dal nostro mondo. Gli omosessuali che si nascondono sono i principali fomentatori dell’omofobia. Il potere dice alla gente di odiare i diversi e i diversi, nascondendosi dietro ad un muro, creano il setting perfetto per essere disumanizzati ed odiati.

Questo è il senso di questo coro. Semplicemente noi vogliamo farci conoscere, come omosessuali, in ciò che facciamo di più bello. Ci piacerebbe che quando la gente pensa a “cosa fanno gli omosessuali” non pensasse solo a quelli che vanno in tv da Costanzo o X-Factor, quelli che vanno in piazza con degli striscioni, i cowboy nel Wyoming, quelli fanno sesso nei parcheggi e il sindaco di Treviso non vuole, ma anche a quelli che si riuniscono per cantare. Vorremmo dare anche noi la nostra picconata a questo muro di ignoranza che è l’omofobia. Che con un semplice cambio consonantico può diventare omofonia.

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