domenica 1 maggio 2011

Gay come consumatori - Una modesta proposta

Riassunto della situazione:

un'azienda svedese di grandissimo successo fa sapere ai gay italiani che non solo ritiene che i loro soldi siano uguali a quelli di ogni altro cliente, ma che li considera un target di marketing molto più produttivo rispetto ai fondamentalisti cattolici. Due esponenti del governo italiano si indignano (http://www.corriere.it/politica/11_aprile_23/gay_ikea_giovanardi_9cacb46a-6dc0-11e0-81d8-b2fdc513fe68.shtml) (http://video.corriere.it/buttiglione-gli-etero-pagano-pensioni-gay/e04fd0ce-7105-11e0-ab04-b531fdc27c0d) e con molta proprietà ricordano che invece per il governo le tasse pagate dagli omosessuali, quantunque salate come quelle di tutti, non danno la possibilità di accedere a diritti pari a quelli degli altri cittadini.

Mi sembra evidente che, in questo momento, un omosessuale in Italia viene disprezzato come cittadino, ma sempre di più viene corteggiato come consumatore. (Lo stesso Presidente del Consiglio, nelle sue varie imprese mediatiche, fa molti soldi con prodotti rivolti ad un pubblico gay.)

Pur senza trascurare la via politica e legislativa (la legge sull'omofobia, ad esempio), credo che sia arrivato il momento di rivolgerci al mercato, con cui si può ragionare molto meglio, non solo come portafogli cui attingere, ma anche come interlocutori attivi.

Lancio dunque, in qualità di socio, questa idea ad Arcigay, un'idea che certamente non è nuova ma che ora (grazie al signor Giovanardi e al signor Buttiglione) potrebbe essere applicata sistematica su larga scala: perché non stampare delle vetrofanie che dicano "Non discriminiamo i gay" da distribuire gratuitamente a tutti gli esercizi commerciali ed imprese delle città? Così un gay sa che chi non lo espone discrimina i gay e non ha interesse ad averlo come cliente, e può quindi eventualmente decidere di rivolgersi altrove. (Naturalmente anche banner per i siti internet)

Inoltre mi pare che Arcigay dovrebbe tenere su un sito internet un elenco aggiornato delle aziende nelle quali si sono svolti atti di discriminazione omofobica (certificati da sentenze, ovviamente).

Credo che sia una maniera perfettamente civile di farsi rispettare e sono convinto che incontrerebbe l'interesse di moltissimi imprenditori. E' un'operazione che oltre tutto, a fronte di un grande impatto sociale, ha anche dei costi a costi bassissimi. Ikea ha dimostrato che il mercato italiano è pronto. E le associazioni gay sono pronte?

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